Ultimo aggiornamento: 28.05.20

 

La Pet Economy è un fenomeno in continua crescita, che spinge i proprietari di cani, gatti e non solo, a fornire ogni tipo di comodità ai propri amici.

 

Possiamo tranquillamente dire che ormai in Italia, il numero di animali domestici ha quasi pareggiato quello degli abitanti. Nella maggior parte dei casi, cani e gatti vengono considerati a tutti gli effetti dei veri e propri membri della famiglia. Di conseguenza aumenta anche la spesa in termini di cibi e accessori per animali, che a loro volta vanno inevitabilmente a gravare sul bilancio familiare.

Il fenomeno Pet Economy è in continua crescita e anche durante le feste comandate, come per esempio il Natale, aumentano i regali sotto l’albero. Dentro i negozi specializzati e sui siti online impazza la ricerca del miglior passeggino per cani, delle nuove fontanelle per quadrupedi, dei playset per gatti più divertenti e di tanti altri accessori che possono essere utili ai nostri amici a quattro zampe.

 

Qualche dato in merito

Secondo un’indagine di mercato, il settore di cibo e di accessori per animali non è più un compartimento di nicchia ma al contrario, è in continua espansione e sta attirando sempre di più l’attenzione di pubblicitari e investitori; basti pensare che il solo volume d’affari del Pet Food supera i 2 miliardi di euro l’anno.

Dai dati acquisiti online negli ultimi due anni, trapelano quasi 900 mila ricerche nella categoria “alimenti per cani e per gatti”, con oltre 3 milioni di pagine visualizzate. Il tutto va sommato alle quasi 700 mila ricerche nelle categorie di “accessori e articoli per animali”.

Da quanto emerge dall’ultimo Rapporto Assalco – Zoomark 2019, la Pet Economy italiana non fa riferimento ai soli cani e gatti, ma bensì a circa 60 milioni e 500 mila animali d’affezione di diverse specie. Questi possono essere così suddivisi: 7 milioni di cani, 7,5 milioni di gatti, 13 milioni di uccelli, 30 milioni di pesci e 3 milioni tra rettili e altri piccoli mammiferi.    

Praticamente il 67% degli italiani possiede almeno un animale da compagnia in casa e questo dato fa guadagnare allo Stivale il terzo posto tra i Paesi più Pet Friendly al mondo, in coda soltanto a Stati Uniti e Polonia.

La penisola italiana può vantare la terza posizione anche in Europa, in termini di accessibilità e servizi dedicati ai nostri amici a quattro zampe. Pertanto non c’è da meravigliarsi se in media, una famiglia nostrana spende più di 50 euro al mese per prendersi cura e soddisfare le esigenze del proprio animaletto.

Accessori e cibi per animali

Per ciò che concerne il mercato degli accessori per animali come giochi, cuccette, guinzagli, pettorine, prodotti per l’igiene, gabbie, acquari, ecc., si registra un volume d’affari di quasi 73 milioni di euro, con un potenziale sempre in crescita.

Negli ultimi anni, In termini complessivi, il mercato nazionale del Pet Care ha continuato a rilevare dei trend positivi e ciò dimostra quanto sia importante la cura e l’attenzione degli italiani nei confronti dei propri animali domestici.

Stesso dato trapela dal Pet Food industriale, che si rivela la migliore soluzione per nutrire i propri animali con pasti completi e ben bilanciati, come raccomandano molti veterinari. Chiaramente è fondamentale optare sempre per dei prodotti di qualità, sicuri e certificati, formulati da nutrizionisti esperti nel settore. 

Ogni razione di cibo deve essere somministrata in base all’età, alla razza e allo stile di vita dell’animale, al fine di offrirgli il miglior benessere. Tale successo è dovuto anche all’editoria specializzata nel Pet Care, che sta guadagnando sempre più lettori che vogliono informarsi su come prendersi cura dei propri amici.

Ovviamente non parliamo soltanto di materiale cartaceo ma soprattutto di articoli settoriali presenti in Internet. Nella giungla mediatica della Pet Economy che ci bombarda continuamente con le pubblicità dei suoi prodotti, la cosa fondamentale da fare è informarsi bene su ogni articolo prima di acquistarlo. Che si tratti di cibo o di accessori, ricordate che prima di tutto viene la salute del vostro animale.

 

Gli animali da compagnia più diffusi e il fenomeno dell’abbandono

Come abbiamo precedentemente visto nella suddivisione di categorie di animali d’affezione presenti nelle case degli italiani, il primo posto spetta ai pesci; sicuramente contribuisce il fatto che un acquario può essere popolato da più esemplari di diverso tipo. A seguire troviamo gli uccelli, i gatti, i cani e infine i rettili e altri piccoli mammiferi di specie differenti.

Oggi, la diffusione degli animali da compagnia è un fenomeno di rilievo sul piano affettivo, psicologico e anche commerciale. Purtroppo però, in tutto ciò non manca chi specula su di essi, considerandoli semplicemente della merce o degli oggetti con cui giocare inizialmente e da buttare via quando non servono più.

Il fenomeno dell’abbandono degli animali è ancora una piaga terribile, che continua a mietere vittime, specialmente tra cani e gatti. C’è ancora chi, quando programma le vacanze estive, non contempla la presenza del proprio animale domestico e non sapendo a chi lasciarlo compie la scellerata e vigliacca azione.  

Un individuo che ricorre a tale modus operandi è un essere privo di empatia, che instaura un rapporto superficiale con colui che invece dovrebbe essere un amico fedele e un compagno di vita.

Purtroppo oggi ci sono ancora molte persone che non riescono a instaurare una connessione profonda con il proprio animale domestico, quando invece è fondamentale comprendere che questi è un essere vivente dotato di emozioni vere.

Charles Darwin scrisse: “La simpatia, oltre i confini umani, che vuol dire l’umanità verso le bestie, sembra essere fra gli acquisti morali più tardivi. Non sembra che i selvaggi la provino tranne che per quegli animali che prediligono. Le orribili lotte di gladiatori ci dimostrano quanto poco gli antichi romani conoscessero questa facoltà morale”.

A un secolo e mezzo dalla stesura di queste parole, è palese che oggi esistono ancora molti uomini da collocare categoricamente nell’assurdità di quel deficit morale.

 

 

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