Ultimo aggiornamento: 04.12.21

 

Colorato e cangiante, ma al contempo schivo e aggressivo nei confronti di altri pesci del suo acquario: scopriamo insieme tutte le caratteristiche e i segreti del pesce combattente.

 

Uno dei pesci da acquario più diffusi nel mondo dell’acquariofilia è sicuramente il pesce combattente, un esemplare originario del sud-est asiatico che si fa apprezzare per i colori decisamente sgargianti e le pinne fluenti.

Allevato in cattività dal XVIII secolo in Indocina e diffuso in Europa alla fine del XIX secolo, è un pesce d’acqua dolce che in natura vive in acquitrini, canali, risaie e aree fluviali con deboli correnti, riuscendo a sopravvivere anche in ambienti poveri di ossigeno. Tra poco prenderemo il largo per scoprire tutto quello che c’è da sapere sull’allevamento e la vita in acquario dei pesci betta.

 

Il pesce combattente: caratteristiche e varietà

Conosciuto anche con il nome di Betta Splendens, il pesce combattente si contraddistingue per il suo atteggiamento aggressivo e bellicoso nei confronti di altri pesci o simili, tanto è vero che in Oriente viene spesso utilizzato nei combattimenti clandestini, che di solito si concludono con la morte di uno dei due contendenti.

In natura il pesce betta maschio presenta un corpo robusto e affusolato, caratterizzato da splendide tonalità cangianti che vanno dal turchese al rosso fuoco con riflessi verdi o azzurri, mentre le femmine sono più tozze e meno colorate.

Particolarmente apprezzato nel mondo dell’acquariofilia per il suo aspetto particolarmente sgargiante e decorativo, questo pesce tropicale d’acqua dolce è in grado di sopravvivere anche in ambienti scarsamente ossigenati grazie a un efficiente sistema di respirazione supplementare che gli permette di immagazzinare una buona quantità di ossigeno come riserva.

Le otto principali varietà di pesci combattenti sono l’Ankarensis, il Chini, l’Aurigans, il Balunga, l’Antonii, l’Ibanorum, l’Obsura e il Pinguis, che vengono accolti negli acquari di casa soprattutto per la fantasia e la colorazione cangiante di squame e pinne, ma esistono anche altre specie di Betta, come il Brownorum e il Pugnax, che possono essere allevate in gruppi con più coppie.

Alcuni esemplari, inoltre, sono soliti costruire un compatto nido di bolle schiumose sulla superficie dell’acqua per deporre le uova, mentre altri le custodiscono in bocca fino a quando gli avannotti saranno in grado di nuotare autonomamente.

Ci sono, inoltre, alcuni tipi di pesce Betta che vengono classificati in base alla conformazione della coda, ossia: il Crown Tail, le cui pinne ricordano le piume dell’uccello del paradiso, l’Halfmoon Tail che si caratterizza per la pinna dorsale a forma di mezzaluna, e il Long Tail che – come il nome suggerisce – presenta una pinna caudale molto lunga e fluente.

 

Allevamento Betta: cura e abitudini

Sebbene negli acquari domestici venga spesso preferito al pesce rosso maschio o femmina, l’aspettativa di vita del pesce guerriero difficilmente supera i tre anni. Ciononostante è molto facile da allevare e quindi adatto anche ai neofiti dell’acquaristica.

Innanzitutto, l’acquario per i Betta dovrà avere una capacità di almeno 80 litri, disponendo sul fondo un substrato di ghiaia scura e della vegetazione abbastanza fitta per ricreare i tipici habitat del sud-est asiatico da cui provengono.

Tra le piante per acquario da preferire consigliamo il bambù, la Lenticchia d’Acqua e l’Elodea Densa che, essendo più morbide, non rischiano di ferire o danneggiare le pinne dei pesci al loro passaggio.

L’acquario andrà riempito con almeno 54 litri d’acqua, con una temperatura compresa tra i 26 e i 28°C, mentre il pH ottimale dovrebbe avere un valore tra 5 e 7, quindi tendente all’acidità.

Inoltre, dal momento che nel loro paese d’origine i pesci combattenti sono soliti vivere in acque calme, per riprodurre queste condizioni anche nell’acquario del Betta Splendens va assolutamente evitata l’installazione di pompe di movimento per creare correnti artificiali.

L’acqua andrà cambiata almeno una volta la settimana, sostituendone il 25-50% per non modificare troppo la temperatura, mentre un cambio totale si rivelerà necessario solo quando l’acquario è molto sporco o i livelli di ammoniaca risultano elevati.

 

Cosa mangia il pesce combattente?

In natura il pesce combattente è un vero e proprio carnivoro poiché si nutre di insetti acquatici e piccoli molluschi predati in acqua o sulla sua superficie. Pertanto, nel loro allevamento è importante nutrirli con mangimi specifici che siano particolarmente ricchi di proteine animali.

Nei pet shop e online si possono reperire formulazioni granulari o in fiocchi, da somministrare in piccole dosi una o due volte al giorno per sei giorni alla settimana, ma volendo è possibile anche optare per il cibo “vivo” come mosche, larve, drosofile e zanzare, da alternare con piccole porzioni di fagiolini.

Betta Splendens: convivenza e salute

Nel loro allevamento è importante sapere che il Betta è un pesce molto aggressivo e territoriale, per cui si sconsiglia di mettere nell’acquario due pesci combattenti maschi, mentre la presenza di esemplari femminili non creerà alcun problema.

Per quanto riguarda, invece, la convivenza del pesce combattente con altre specie acquatiche, andrebbero evitati i pesci troppo grandi, come il Guppy e il Persico, che potrebbero vedere il Betta come una preda, preferendo invece i pesci siluro o esemplari delle stesse dimensioni, ma con pinne decisamente più piccole e meno colorate per non suscitare sentimenti di rivalità nel pesce lottatore.

Anche se difficilmente si ammala, il Betta Splendens può incorrere in infezioni fungine o batteriche qualora il filtro dell’acquario non funzioni correttamente o il fondale non venga pulito regolarmente da escrementi, sporcizia e residui di cibo.

I principali segnali a cui prestare attenzione sono l’apatia del pesce, le branchie semiaperte, le variazioni nel colore e il deterioramento di coda e pinne, che possono essere indice di una patologia o di uno stress dovuto alla temperatura dell’acqua troppo bassa.

Altre malattie del Betta Splendens sono l’idropisia, che si manifesta con ventre visibilmente ingrossato e squame rialzate, e la cosiddetta malattia del velluto, che fa assumere al pesce un colorito dorato o tendente al rosa.

In questi casi, si consiglia di isolare l’esemplare malato e chiedere un consulto al proprio veterinario di fiducia che, a seconda dei casi, potrà prescrivere una terapia a base di antibiotici da somministrare per un periodo di almeno quattro settimane.

 

 

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