Ultimo aggiornamento: 16.11.19

 

Il trattamento dei cani sportivi o da caccia è sempre motivo di discussione in ambiente cinofilo. Vediamo insieme quali sono i punti su cui si scontrano gli esperti e quelli su cui invece sono d’accordo.

 

Oltre ai comuni cani da compagnia, quelli che si sdraiano con voi sul letto, quelli che giocano con i bambini e quelli che vi accompagnano fino alla macchina per poi rientrare in casa, ci sono anche tutta una serie di razze destinate alla competizione e, volendo, alla caccia. 

Si tratta di cani il cui portamento fisico e la cui indole si adattano maggiormente ad attività molto dinamiche dove sia richiesto intuito e prontezza di riflessi. Ciò che contraddistingue una buona prestazione da un’altra però, è certamente il fatto di ricevere un addestramento adeguato, che sia rispettoso dell’animale, ma anche molto efficace. 

In questo campo gli esperti si dividono sulla modalità di addestramento da attuare: uno dei motivi su cui si dibatte maggiormente riguarda l’utilizzo dei box. Se per alcuni è soltanto uno strumento adatto a mantenere ordine all’interno di un centro o di una struttura apposita, per altri diventa esso stesso mezzo di educazione. 

Approfondiamo quindi questa tematica cercando di mettere in luce gli aspetti sui cui gli addestratori cinofili si soffermano maggiormente durante la fase di allenamento e cerchiamo di capire per quali ragioni è importante approfondire temi di questo tipo.

 

Il box

Allenare un cane per renderlo adatto allo sport, alle competizioni e anche alla caccia, è un lavoro che spetta essenzialmente a personale esperto come gli addestratori cinofili e richiede anche un’intera equipe, che si compone di medici veterinari e di fisiatri.

Si tratta di un lavoro che mira alla formazione di un animale fedele, obbediente e sempre attivo. La questione che più divide la comunità cinofila riguarda l’utilizzo del box come metodo educativo. 

 

 

I centri specializzati nell’addestramento dei cani ne fanno un uso piuttosto frequente, ma in parte è certamente giustificato anche dal fatto che sia più facile garantire l’ordine all’interno della struttura, soprattutto in presenza di un numero di animali molto alto.

Far dormire i cani nel box, o eventualmente lasciarli lì per alcune ore durante il giorno è una cosa ragionevole. La situazione sembra però degenerare quando il box diventa un metodo per far sì che le prestazioni dell’animale durante l’allenamento siano maggiori.

Alcuni addestratori infatti ritengono che lasciare il cane fermo per molte ore del giorno sia un ottimo modo affinché il tempo dedicato all’allenamento sia un vero e proprio sfogo e che questa pratica non ne danneggi in alcun modo l’attitudine e la psiche. 

Così facendo quindi, il cane sarà naturalmente portato a dedicare tutto il suo tempo all’allenatore, che ne trarrà maggior profitto.

 

Pro e contro

La comunità in questo senso si divide: le modalità di addestramento dei cani di questo tipo sono varie e  non tutte possono definirsi “ortodosse”. La violenza fisica in questi ambiti è all’ordine del giorno e non deve sconvolgere, perché per molti risulta l’unico modo per ottenere risultati. 

Per fortuna c’è anche chi cerca di orientare la discussione basandosi su tutt’altre opinioni e che ritiene la violenza un metodo totalmente da evitare. Gli stessi, però, condannano anche coloro che, pur non effettuando violenza fisica sull’animale, utilizzano il box come metodo educativo. 

In questo modo si priva il cane di una dimensione che lo caratterizza in maniera essenziale, cioè il suo essere animale sociale. Anche i cani la cui razza si presta maggiormente ad attività fisiche come quelle di cui ci stiamo occupando infatti, sono essenzialmente portati a condividere parte del loro tempo con i propri simili o con esseri umani che sappiano trarre il meglio dalle loro caratteristiche.

Coloro che si dicono favorevoli a questa pratica ritengono che un animale lasciato in solitudine e privo della sua libertà per la maggior parte della giornata, una volta uscito dal box, sia più portato a rendere.

Sfogherà inevitabilmente la sua energia riversando nell’allenatore tutta la sua fiducia e devozione, essendo egli stesso motivo della sua libertà. I contrari ritengono questa una pratica tanto violenta come quella fisica: quello che si osserva in questi esemplari è infatti poi una totale incapacità di condividere gli spazi con altri simili.

Infatti a questi trattamenti si aggiunge anche la tendenza a ritenere necessaria un’assenza della durata di un paio d’anni da tutto ciò che è vita sociale, che sia con i simili o che sia con altri umani.

 

 

Alcune considerazioni

Coloro che maggiormente si ribellano a questo trattamento, sono generalmente quelli che ritengono che i risultati si possono ottenere in ben altri modi e che è fondamentale che il cane interagisca con l’altro, chiunque esso sia, in maniera del tutto naturale e priva di eccessi. L’idea che l’unico modo efficace sia quello di lasciare il cane in box, se non si è disponibili a interagire con lui al 100%, è malsana, perché creerà innanzitutto un animale diffidente di chiunque, se non del suo padrone.

In secondo luogo, il rischio che queste tendenze sfocino dal mondo sportivo a quello privato è dietro l’angolo e questo è certamente qualcosa da evitare. Qualunque cane, seppur destinato alla competizione e alla caccia, si troverà prima o poi a contatto con altri ed è importante per questo che sia educato a un comportamento rispettoso, anche se dovesse trascorrere parte del suo tempo in un buon box per cani (i migliori modelli).

Si tratta quindi di un tema molto importante perché ha come centro l’addestramento di un animale che, nonostante la sua occupazione primaria, sarà comunque portato a condividere la sua giornata o con altri cani o con altre persone e per questo è indispensabile che sappia gestire la sua energia e la sua attitudine in entrambe le situazioni. 

Come abbiamo detto infatti, il cane è un animale sociale e privarlo di questa dimensione costituisce non solo un grande errore nei suoi confronti, poiché non è in grado di decidere per sé come organizzare il suo tempo, ma anche nei confronti di chi sarà destinato a stargli intorno.